Non sono andata alla conferenza di Luce Irigaray, quindi non posso mantenere l’impegno con i miei tre lettori. Sto continuando a studiacchiare annessi e connessi del problema spazzatura. I materiali migliori vengono dall’Assise di Palazzo Marigliano. Leggendo qua e là, ascoltando interventi, interviste e cose così, mi sono imbattuta più volte in questa sigla CIP 6. Ma che sarà mai? Stasera l’ho scoperto, l’ ho letto in un saggio di Alberto Lucarelli, docente universitario di diritto. Il CIP 6 è un decreto del Comitato Interministeriale Prezzi del 1992 che equipara i rifiuti urbani a fonti energetiche rinnovabili, e, di conseguenza, ne sovvenziona l’utilizzo. Questo significa che chi produce energia bruciando rifiuti riceve un contributo pubblico (da qualche parte ho letto anche l’importo, 20 centesimi per Kw, se non sbaglio). Da dove vengono questi soldi? Da tutti noi, sono una parte del costo che paghiamo per l’energia elettrica (guardate con attenzione le bollette). Tutto chiaro ora? No, non proprio, ma almeno molto più definito. Non è che non si fa la raccolta differenziata perché costa, come mi disse un mio amico esperto del settore e che l’aveva organizzata in una città. Non si fa perché è molto più lucroso riscuotere i fondi pubblici CIP 6, e più si brucia più si guadagna, ragion per cui la raccolta differenziata va ad intaccare una consistente quota di guadagno sicuro. Miei cari lettori, amici di resistenza nel mare di rifiuti: è una delle chiavi di lettura di questo immane calderone dell’emergenza rifiuti in Campania. Quale sia la strada concreta che lega interessi delle aziende appaltatrici del sistema di incenerimento e amministratori pubblici, è ancora oscuro, ma almeno un pezzo importante mi è più leggibile, più chiaro.
Inserito da: melisenda | Ottobre 11, 2007
CIP 6
Pubblicato in Assise Palazzo Marigliano, Immondizia in Campania, raccolta differenziata
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