Pubblico la risposta che ho inviato, non con quanta speranza di pubblicazione, ad un articolo di Giannantonio Stella (giornalista che ho apprezzato molto per il libro La casta) apparso sul Corriere.it del 22 dicembre.
Commento a Rifiuti, se Napoli copiasse Veneziadi Gian Antonio Stella
22 dicembre 2007 Leggo con grande piacere, anche se un po’ in ritardo, l’articolo di Stella sui rifiuti napoletani. Con grande piacere perché tutto quello che informa su questa catastrofe innaturale ci aiuta, ma sarebbe ancora più utile una informazione più equilibrata. E lo dico di un giornalista che ha una capacità di documentazione a prova di bomba. Eppure c’è un documento molto interessante, ma poco frequentato dalla stampa. La relazione della Corte dei Conti del 14 maggio 2007. A parte l’impietosa, impietosissimo, analisi di come sono stati (mal) spesi i soldi del Commissariato straordinario, la relazione dice una verità assai semplice e assai ovvia: se fossero state applicate le leggi dello Stato e si fosse avviata una vera raccolta differenziata (sul tipo di quella che fanno… a Bolzano? nooo, che fanno in oltre cento comuni della Campania) non ci sarebbe mai stato alcun bisogno di costruire inceneritori. O almeno non di costruire megainceneritori. Quello di Acerra sarebbe più grande di tutti quelli italiani messi insieme, una portata di 700.000 tonnellate all’anno. Solo quello. Se poi si costruissero anche gli altri due previsti, si arriverebbe a quasi 1.200.000 tonnellate. In Campania se ne producono 2.400.000. A proposito, che portata ha quello di Venezia? Che percentuale brucia dei rifiuti prodotti? Qual è la percentuale di rifiuti recuperata? Quanta spazzatura produce Venezia?Ma torniamo al nostro articolo.Punto primo: chi protesta contro l’inceneritore gioca sporco. Lo dicono in molti. Forse hanno ragione. Giocherei sporco anche io, se volessero costruire un megainceneritore in una zona che è stata dichiarata oggetto di disastro ambientale per inquinamento di diossina, dove la percentuale di tumori e malformazioni è significativamente più alta che nel resto d’Italia (illazioni di un cuor tenero ecologista? No, dati di una ricerca condotta dalla Protezione Civile, relativa al periodo 1999-2002. La situazione è migliorata? No, è che certe cose non sta bene dirle in giro e quei dati non sono noti al grande pubblico), in totale mancanza di una valutazione di impatto ambientale, quella pratica fastidiosa che la legge impone quando si costruisce qualcosa che può interferire pesantemente con l’ambiente. Chi ha scelto il posto? Semplice, la ditta che l’ha costruito. Lo ha rilevato, con una buona dose di perplessità la Corte dei Conti. Tutto giustificato dall’emergenza. Ad Acerra si muore di tumore (34 casi di tumore allo stomaco su 10.000 abitanti, contro una media nazionale di 14, dati pubblicati da Alfredo Mazza su Lancet Oncology nel 2004), nascono bambini malformati in una percentuale superiore dell’87% alla media nazionale (dati Protezione Civile), eppure, guarda un po’, questo posto ha talmente ispirato la Fibe, l’impresa che ha costruito l’impianto, che non ne hanno nemmeno preso in considerazione un altro. E si capisce: il sito più inquinato d’Europa sarà ben adatto all’inceneritore più grande d’Europa. Chi firmò il contratto? Bassolino, ma, a quanto pare, senza leggerlo. Con quale tecnologia è stato costruito questo megainceneritore? Con una che risale agli anni ’60. Altro che “la migliore disponibile”, come vuole la legge…..Punto secondo. A Marghera lavorano poche persone, a Napoli migliaia di addetti giocano a carte. Vero. E’ un buco nero e non sarà mai denunciato abbastanza. Ma, guarda un po’, i nostri politici locali non toccano quasi mai questo tasto. Punto terzo: i termovalorizzatori. Sapete perché questa parola si usa solo in Italia? Perché solo in Italia chi ricava energia dai rifiuti riceve un incentivo dallo stato come se producesse energia dal vento o dalla luce. Si chiamano i Cip6. In mancanza di questi incentivi, probabilmente a nessuno verrebbe in mente di incenerire più dello stretto indispensabile, costa moltissimo bruciare rifiuti senza inquinare e il risultato non è sicuro. Paturnie da ecologista irriducibile? No, sempre quei noiosi della Corte dei Conti. Andare a bruciare in un territorio già devastato, poi, è semplicemente da criminali. Punto quarto: la gente che protesta contro le discariche è manovrata dalla camorra. “Collera spesso accesa dalla camorra, che vede a rischio i suoi affari”. La relazione della Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’emergenza rifiuti in Campania dimostra con dati di fatto che le discariche e i trasporti di rifiuti sono uno dei più grandi affari della camorra. La gente che protesta contro le discariche protesta contro un inquinamento ambientale devastante (percolato, conoscete questa parola?). Ci sono zone della Campania dove in ogni famiglia si conta un morto di tumore o anche di più, e non sono sempre anziani. Questa è un’altra di quelle cose che è sconveniente dire, anche se si tratta di dati facilmente accessibili alla stampa professionale. Punto quinto: l’inceneritore di Marghera quest’anno va in attivo. Vedi punto tre. Rifaremo i conti quando i Cip6 finiranno. Sempre che la UE non li metta del tutto fuori gioco e con effetto retroattivo. Nel qual caso non sono sicura che sia così facile per un inceneritore (pardon, per un termovalorizzatore) rimanere in attivo. E magari quando i politici meridionali si saranno messi l’anima in pace che non si può bruciare di tutto e di più, scopriranno che anche riciclando si può guadagnare, magari è più complicato ma meno inquinante (intolleranza da terrorista verde? No, direttive UE). Punto sesto. “nella sventurata Campania che, stando ai dati Apat, rappresenta da sola il 43% del territorio italiano inquinato dallo smaltimento scriteriato, o addirittura criminale, della «munnezza».”. Parlare di smaltimento scriteriato è un pietoso eufemismo. Cosa sia lo smaltimento in Campania lo ha ben raccontato “Gomorra”. Le aziende del Nord Italia hanno trovato un modo semplice ed economico (molto economico) per smaltire i loro rifiuti tossici: li affidano alle ditte della camorra che, semplicemente, li portano in Campania e li lasciano dove vanno vanno. Sempre colpa di noi meridionali neghittosi e incapaci? Anche, ma non solo. Le province (quelle del Nord, dove i rifiuti tossici vengono prodotte) dovrebbero esercitare uno stretto controllo sulla produzione e lo smaltimento di rifiuti tossici, ma si vede che sono molto impegnate. Volete qualche esempio delle possibili conseguenze? Un paese, Casaluce, in provincia di Caserta, dove si registrano casi di asbestosi in mancanza di lavorazione di amianto. E dove in un anno i medici hanno osservato 60 nuovi casi di tumore su 10.000 abitanti. E 18 su 60 erano tumori all’apparato digerente.In conclusione. I cittadini campani devono imparare in fretta ad aiutarsi da soli e a esigere diritti senza sottrarsi ai doveri. Ma sarebbe di grande aiuto una informazione completa, documentata, di denuncia. Siamo in una situazione disperata anche perché la grande informazione ha sposato in pieno la versione ufficiale della nostra classe dirigente locale (ho qualche remora a usare quest’espressione), una classe dirigente ormai totalmente squalificata. Per piacere, meno facile ironia sulla munnezza campana e più lavoro di documentazione, come per altri grandi temi. Saremmo molto più avanti, ora.
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Da: risposta ad un articolo un po’… superficiale? « varie ed eventuali « Consulenza e Progettazione su Dicembre 27, 2007
alle 3:04 pm