Inserito da: melisenda | Gennaio 27, 2008

perché De Gennaro sta fallendo…

In questi tempi difficili (la caduta di Prodi è una pessima notizia per me) sembra quasi strano continuare a parlare dei rifiuti nostri, eppure si deve. Il piano di De Gennaro sta fallendo. In verità l’obiettivo era forse minimo, togliere la spazzatura dalle strade, ma anche questo minimo obiettivo rischia di diventare irraggiungibile e non è affatto questione di inceneritore, come ormai tutti possono vedere. Lentamente le amministrazioni comunali si stanno muovendo verso la raccolta differenziata e questo è un buon segno. Alcune amministrazioni si distinguono per inerzia e incapacità organizzativa e culturale, come quella di Aversa, pure, la direzione è presa. Ma dobbiamo sapere che se non si faranno, presto e bene, gli impianti di compostaggio necessari rischiamo ad ogni momento di tornare indietro (sapevate che i comuni campani hanno praticamente rifiutato di utilizzare i fondi europei per costruire questi impianti? e la Regione? zitta); lo stesso se non si affermerà il modello di raccolta porta a porta. Gli inceneritori non sono all’ordine del giorno, la spazzatura che produciamo ogni giorno invece sì e riduzione e recupero non sono opzionali.   

Ma il problema del piano del commissario è un altro: i siti. Riprende quelli individuati da Bertolaso, riapre vecchie discariche. Le popolazioni insorgono, con una veemenza che ad occhi inconsapevoli può sembrare quasi folle. Non è affatto follia. Sul problema dei siti si incrociano drammaticamente il problema dell’avvelenamento da rifiuti tossici illegali, del ciclo ordinario dei rifiuti, del discredito ormai abissale degli organi dello stato in Campania, degli affari multimilionari della camorra e non solo.

Le discariche riaperte: ormai sono venuti fuori troppi casi di discariche che dovevano essere “normali” e invece sono state usate per nascondere i rifiuti tossici, Lo Uttaro, Pianura, adesso anche Villaricca. Gli organi dello stato che dovevano vigilare hanno avuto un atteggiamento a dir poco sconsiderato, vedi l’Arpac , l’Agenzia regionale per l’ambiente, che ha garantito per la riapertura di Lo Uttaro nascondendo la realtà, che quella discarica era pericolosa. A Pianura c’è voluta una mezza guerra civile per impedire un vero e proprio attentato ambientale. Come mai le discariche sono state utilizzate per i rifuti tossici? Non era più pericoloso? Riflettiamo. Se prendo un quintale di rifiuti tossici, facendomi pagare 100 euro per “smaltirlo”, e lo butto in una zona qualsiasi, posso essere scoperto mentre lo butto, lascio una traccia, il guadagno finisce lì. Ma se lo porto in discarica, basta cambiare una bolla di accompagnamento, il trasporto diventa legale, il rifiuto viene ben presto confuso tra quelli normali e, in più, percepisco anche un guadagno extra, perchè vengo pagato per quello che conferisco in discarica. Semplice ma geniale. Ci potremmo mai meravigliare se un domani emergesse che le discariche LEGALI sono state usate massicciamente così? D’altra parte se si voleva chiuderle era, credo, per un meccanismo del genere. 

Siti di stoccaggio provvisori: come si fa a stoccare provvisoriamente l’immondizia non trattata? Proprio ieri i miei amici di Tana Lab hanno visto uno di questi siti provvisori a Marruzzella, vicino San Tammaro: una bomba ecologica piazzata in mezzo a coltivazioni di grano e broccoli. Sempre in nome dell’emergenza. Ci meravigliamo se la gente non li vuole?

Discariche. Per quelle individuate dal piano Bertolaso vale il giudizio espresso dalle Assise di Marigliano, i criteri di scelta sono strani, a dir poco. Si tratta di siti vicini a zone abitate, in aree economicamente pregiate, con caratterisitche geologiche che li rendono inadatti o costosissimi da mettere in sicurezza. Si tratta a volte di terreni sequestrati alla camorra. Sapete cosa succede se vengono restituiti ai propietari? Che lo stato deve pagare profumatissimamente l’utilizzo del terreno. Diciamo che se io avessi un pezzo di terreno in Campania, mi augurerei con tutte le mie forze che venisse usato per i rifiuti. Ebbene, in queste condizioni, senza nessuna possibilità di garantire che le discariche vecchie e nuove siano gestite a norma (e da quello che ho visto ieri, davvero non c’è possibilità), si chiede alle popolazioni di farsene aprire una in casa, mettendo a rischio salute e attività economiche. E con la certezza che intanto qualcuno ci sta guadagnando profumatamente.

Ma qui interviene la disinformazione. Si agisce come se non esistessero alternative. Le alternative invece esistono, e da tempo. Una équipe guidata dal professor Giovambattista de’ Medici individuò a suo tempo, su richiesta di Bertolaso, una serie di siti adatti, sia per caratteristiche del terreno, sia per lontananza da zone popolate, sia per accessibilità stradale (lo trovate su www.napoliassise.it ). Studio ricevuto e messo da parte. Perché? Non si sa.

Di chi sono i terreni a vario titolo impiegati per i rifiuti? Come sono stati scelti? Quanto guadagnano i loro propietari? Quali passaggi di propietà ci sono stati prima della loro individuazione? La Commissione parlamentare di inchiesta ha denunciato alcuni casi (senza indicare nomi) perlomeno sospetti. Eppure la situazione è tale che non ci possiamo più permettere nessun sospetto. Se non si fa emergere l’intreccio di interessi (interessi miliardari, tanto per cambiare) che sta dietro la scelta dei siti,  o se almeno non si motiva con logica inoppugnabile questa scelta (cosa quasi impossibile), le popolazioni continueranno a sollevarsi e lo faranno in ogni modo. Continuare questa logica del fatto compiuto, delle scelte indiscutibili, precipiterà la Campania nel baratro. In verità il cambio dei siti non è sufficiente, troppo screditate tutte le autorità statali e locali per poter rassicurare la gente, ma è una condizione necessaria.  E non sarebbe nemmeno una soluzione velocissima: il professor de’ Medici disse in conferenza stampa che occorrono 40 giorni per allestire a norma un sito in una zona adeguata dal punto di vista geologico (figuratevi gli altri). Ma fate due conti: questa soluzione è stata proposta almeno un anno fa. Potevamo essere abbondantemente fuori dall’emergenza ora, se fosse stata adottata.

E’ paradossale discutere di discariche per chi, come me, pensa che si debba puntare al recupero. Ma la condizione della Campania è ormai disperata, solo il freddo ci ha salvato finora dalla catastrofe e non durerà in eterno. Bisogna liberare le strade e contemporaneamente attrezzarsi ad un ciclo sensato di gestione dei rifiuti, che tra l’altro può anche essere fonte di guadagno. Così come bisogna continuare a ripetere che se avessimo una classe dirigente locale degna di questo nome, non saremmo arrivati a questo punto, anche in presenza di abomini come quello della gestione commissariale degli ultimi (sic) 14 anni. Eppure mai in come questo caso dobbiamo essere consapevoli che la soluzione non è semplice, è complessa, ma esiste e dobbiamo proporla con forza. Questo è tanto più vero in una situazione come quella della zona aversana, talmente congestionata che non ha nessun sito da attrezzare. Qui non ha molto senso chiedere semplicemente di liberare le strade. Dobbiamo chiedere tutti insieme che sia cambiato il piano per quello che riguarda i siti da utilizzare. E dobbiamo chiedere che sia fatta piena luce sui guadagni che i vecchi siti hanno fatto realizzare: chi, come, quanto. Solo così potremo accettare che si aprano nuove discariche da qualche parte in Campania.


Risposte

  1. mah… la caduta di prodi non mi sembra tanto pessima… non è che con lui le cose sarebbero andate meglio, ne in Campania ne in Italia…
    in fondo meglio senza… magari lo seguisse a ruota Bassolino!


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