Capita, a volte, di sentire un po’ d’informazione quasi corretta. Ieri sera ho seguito una puntata di Primo piano, l’approfondimento quotidiano del Tg3, dedicato al problema dei rifiuti. In verità, il servizio giornalistico non era granché accurato, ma è stata data la parola ad un docente di Economia ambientale di Milano (non ricordo il nome, perdonatemi) il quale ha avuto abbastanza spazio per dire cose semplici ma importantissime: che la Lombardia ha attraversato una crisi simile alla nostra ma ne è uscita in tempi brevi; che inceneritori e discariche sono la coda del problema e non la testa; che l’unico modo concreto, ragionevole e possibile (e anche rapido) per uscire dall’emergenza è puntare alla riduzione dei rifiuti e al loro recupero, nei termini più spinti possibile; che questa direzione è quella indicata dalla normativa europea e anche da quella italiana. Poi, è seguito un servizio su Mercato Sanseverino, dove fanno la differenziata al 70%, hanno le strade pulite e i cittadini hanno sconti sulla tariffa rifiuti a seconda di quanto materiale riescono a indirizzare al recupero. Sapete una cosa? La prossima volta che un dirigente o amministratore o politico dice che la differenziata non risolve l’emergenza Campania, facciamogli notare che, come minimo, è un ignorante.
spigolatura due
Sono in corso i contatti con lo studio legale di Terni, tra una decina di giorni dovremmo avere il parere legale. C’è stato un mio fraintendimento sul compenso, per cui, a causa dell’IVA, ci sarà una maggiorazione (sta per arrivare la fattura), ma la differenza è comunque coperta da quanto raccolto. Entro poco tempo dovremmo avere il quadro definitivo.
Intanto, forse è giusto pubblicare il quesito che ho sottoposto all’avvocato Carissimi. Vedremo gli sviluppi.
Egregio avvocato,come d’accordo Le scrivo per chiarire al meglio i termini dell’incarico che vorremmo affidarLe. Nel primo contatto le avevo sottoposto la necessità di conoscere le possibili procedure per ottenere il riconoscimento del rimborso per la tassa sui rifiuti, visti i pesantissimi servizi che siamo costretti a subire, e il riconoscimento del danno biologico ed esistenziale legato all’emergenza rifiuti. In realtà le domande sono molte, provo ad elencarle.Quali strumenti abbiamo, come cittadini, per imporre che il servizio di smaltimento rifiuti sia svolto secondo le norme delle stato? Abbiamo diritto ad un servizio che garantisca un vero recupero dei rifiuti e che promuova la diminuzione dei rifiuti stessi? Quali azioni possiamo promuovere, singolarmente e collettivamente, per imporre questi diritti? Quali rischi comporta il procedere con una causa per il rimborso della tassa? Possiamo chiedere solo risarcimenti o è possibile chiedere delle azioni riparatrici? Chi sono i nostri interlocutori per quello che riguarda il servizio ordinario? I Comuni? I consorzi di bacino? Altri enti? La mancata organizzazione della raccolta per il recupero dei rifiuti configura o no un venir meno ad un obbligo di legge? Le conseguenze ambientali di queste omissioni sono sanzionabili, penalmente, civilmente, sul piano amministrativo? In capo a quale ente? Ci sono precedenti per azioni di questo tipo? Sappiamo che sono state emesse sentenze da giudici di pace di rimborso della tassa rifiuti per riconoscimento del danno “esistenziale”. Quali possibilità ci sono che simili sentenze siano confermate al grado superiore? Abbiamo vissuto una emergenza drammatica in questi giorni, senza che il Comune e la ASL indicassero linee di condotta, pericoli, allestissero provvedimenti di emergenza. Questo atteggiamento configura una omissione? Se sì, con quali strumenti possiamo sanzionarla?Cosa possiamo chiedere come singoli e cosa come associazione? Quali tipi di associazione sono legittimati a procedere in giudizio? Quali vantaggi comporta procedere collettivamente? Le associazioni di volontariato possono procedere legittimamente a forme autoorganizzate di raccolta differenziata? Nel caso non sia possibile, possiamo vedere riconosciuto il diritto a fare quanto è in nostro potere per sottrarci a condizioni di invivibilità?Questo per quanto riguarda l’ordinaria gestione del ciclo rifiuti urbani.Veniamo all’altro aspetto, quello legato più in generale all’emergenza rifiuti nel suo insieme e al danno esistenziale che colpisce i cittadini campani. Le avevo sottoposto un esposto del dottor Raimondi relativa al problema. Ne riporto i passi che mi sembrano più significativi, e allego alla presente il testo completo: In uno Stato di diritto è, infatti, inammissibile che restino non risarciti e non sanzionati i danni causati ai singoli cittadini, alle categorie, alle comunità da un disastro che non sia dovuto ad eventi naturali, quali un terremoto o un’alluvione, ma ad un fatto dell’uomo che abbia messo in pericolo la incolumità delle persone. A tale esigenza ha corrisposto la giurisprudenza della Corte Suprema culminata nella nota sentenza delle SS. UU. civili 21/2/2002, n. 2515. Tale decisione, con riferimento ai danni provocati dal disastro ambientale dell’ICMESA di Seveso, ha confermato che “in caso di compromissione dell’ambiente a seguito di disastro colposo (artt. 434 e 449 c.p. il danno morale soggettivo - lamentato dai soggetti che abitano e lavorano in detto ambiente e che provino in concreto di aver subito un turbamento psichico (sofferenze e patemi d’animo) di natura transitoria a causa dell’esposizione a sostanze inquinanti e alle conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita - è risarcibile autonomamente anche in mancanza di una lesione psico-fisica (danno biologico) o di altro evento produttivo di danno patrimoniale, trattandosi di reato plurioffensivo, che comporta, oltre all’offesa all’ambiente e alla pubblica incolumità, anche l’offesa ai singoli, pregiudicati nella loro sfera individuale, sicchè è sufficiente che la condotta, sia commissiva che omissiva, con l’evento dannoso da essa cagionato, ingeneri pubblica apprensione con restrizioni e limitazioni della libertà di azione e di vita”. […]Alla luce di tale giurisprudenza, ma, prima ancora, della normativa, quella europea e quella italiana di attuazione, è inimmaginabile che i soggetti menzionati all’inizio, magari attraverso le3 associazioni dei consumatori e sodalizi consimili, non possano ripagarsi dei danni loro causati dagli organismi – e per essi dai rispettivi preposti - che hanno così malamente operato nella gestione dei rifiuti in Campania. Al punto tale da far precipitare questa regione, a detta del Commissario Bertolaso, in una condizione da “quarto mondo” o in una condizione così dissimile dalle contigue regioni del Lazio e della Puglia; quasi la Campania fosse un paese a sé stante. Addirittura fuori dell’Unione Europea, essendo stati violati i principi comunitari in materia. Si intende, infatti, per disastro “l’accadimento grave e complesso, idoneo a porre in pericolo l’incolumità di un numero indeterminato di persone” (Cass.Pen., Sez. IV, 5/2/91; Sez. IV, 3/8/2000; Cass. Sez. Un. civili 21/02/2002, n. 2515). In cui l’evento può essere contemporaneo alla condotta o maturare progressivamente ovvero può esser differito rispetto alla condotta colposa, commissiva o omissiva, posta in essere, come nel disastro da crollo pure previsto dall’art. 434 c.p.. Disastro, nel nostro caso, invero, già annunciato dall’arsenico reperito dai consulenti del P.M. nei rifiuti della FIBE e comunque, prima di qualsiasi giudice, conclamato per decreto. Quello che nella prima decade dell’ottobre scorso (9/10/06 n. 263) ha insediato di urgenza il nuovo Commissario, Bertolaso appunto, con la motivazione: “L’emergenza nel settore dei rifiuti in atto in Campania, considerata la gravità del contesto socio-economico-ambientale derivante dall’emergenza medesima è suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della Campania, attualmente esposta al pericolo di epidemie e di altri pregiudizi alla salute”.…..Il Commissariato, invece, anziché percorrere i binari della normativa europea e italiana di attuazione e cioè invece, di imboccare, come prima cosa, la strada della raccolta e del recupero dei rifiuti, prescrittagli e sollecitatagli dalla Commissione VIA, dal Ministro degli interni e dal Ministro dell’Ambiente, si comportò come se la legge non esistesse. E, negli anni successivi proseguì la sua corsa nel solco della messianica prospettiva che gli impianti di smaltimento da soli (cdr e termovalorizzatori), senza più neppure le discariche legali ormai saturatesi, risolvessero ogni problema. Non tenendo in tutto questo tempo nella benché minima considerazione i rilievi e le sollecitazioni della Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sui rifiuti e i reiterati sequestri di tutti e sette gli impianti di cdr disposti dalla Magistratura penale. Reiterati sequestri, che, col reperimento anche di arsenico oltre la soglia nei rifiuti dei cdr della FIBE, gli avrebbero imposto, a causa del grave e persistente inadempimento, di ottenere la immediata risoluzione del rapporto contrattuale con la detta società. Rapporto invece tenuto ostinatamente in vita per anni e per la cui definitiva rescissione è dovuto, da ultimo e in modo assolutamente inconsueto, intervenire il Parlamento con legge. Il tutto, con l’effetto inevitabile di provocare il deragliamento del ciclo dei rifiuti in Campania e il conseguente disastro ambientale. Il Commissariato, dunque, anziché ribaltare e correggere secondo legge l’ impostazione illegale del progetto – tutto smaltimento e niente recupero – e per nulla preoccupato della tecnologia superata della società affidataria dello smaltimento, lasciò che la regione scivolasse in quella “emergenza dell’emergenza”, così definita, cinque anni dopo, dal prefetto Catenacci, nella sua audizione del 27/7/2004 avanti alla Commissione bicamerale per i rifiuti.La violazione non solo delle norme, ma finanche dei principi che regolano la gestione dei rifiuti e dunque la colpa specifica, al di là delle negligenze rilevabili, hanno determinato il disastro ambientale tuttora in atto, esponendo le popolazioni, le categorie, singoli cittadini al rischio di epidemie e di pregiudizi alla salute: fra tutte le regioni la Campania è buon ultima nelle attese di vita!Anche il nuovo decreto-legge, adottato dal Consiglio dei ministri nella seduta dell’11/5/07, ha evidenziato che la situazione di emergenza in atto “è suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta al pericolo di epidemie e altri pregiudizi alla salute”. Non essendo stata causata l’emergenza da alluvione, terremoto o altra calamità naturale, ma da cattiva gestione del ciclo dei rifiuti, il decreto afferma il reato di disastro ambientale colposo, di cui agli artt. 434 e 449 c.p., lasciando ai giudici il compito di accertare i responsabili. La domanda è: queste affermazioni possono essere tradotte in concrete azioni giudiziarie? Quali sono, eventualmente le strade per procedere e quali difficoltà e incognite presentano? Si tratta, credo, di qualcosa di diverso dal semplice riconoscimento del danno biologico, e tenga presente che l’aspetto risarcitorio è per noi non prioritario. Quello che interessa è innanzitutto il riconoscimento che la gestione del ciclo dei rifiuti ha portato la Campania al disastro ambientale (e la cosa è diventata drammaticamente evidente in queste ultime settimane) e ha danneggiato gravemente noi tutti. Spero di essere riuscita a chiarire il mio pensiero.